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Do-ò-rre e l’Irreale in Musica ● Seminario di Bruno Benvenuto

Dal 23/02/2017 10:39 - al 23/02/2017 10:39
Pubblicato in: Concerti

Dipartimento di Teoria, Analisi e Composizione

 

Do-ò-rre e l’irreale in musica

spunti e riflessioni sulla (ancora) attuale didattica della teoria musicale

 Seminario di Bruno Benvenuto

 

Introduce Pasquale Scialò

 

Mercoledì 22 Marzo 2017 ore 11.00-13:00

 

Il culto della definizione imperversa ancora nelle nostre scuole di ogni ordine e grado preludendo ad un solo obiettivo: fornire agli studenti le risposte “giuste” da dare alle domande d’esame.

In particolare la didattica musicale indugia imperterrita in istruzioni fornite come dogma, immutabili, che non necessitano di spiegazioni logiche perché “in musica è così”. Presunte giustificazioni poggiate sulla storia tendono a fornire un’alibi a difesa del dogma.

Provate a chiedere ad uno studente cosa significhi ritmo, tonalità, consonanza e simili astrazioni e nel migliore dei casi avrete come risposta definizioni ermetiche estratte da manuali di teoria in uso nei Conservatori di musica; il solo fatto di essere presenti in pubblicazioni destinate alla maggiore istituzione musicale le consacrerebbe “fondate”.

Forse i tempi sono maturi per porre in discussione una didattica musicale fondata sull’empirismo, sull’obiettivo di formare raffinati artigiani, dalle abilità manuali o vocali fuori dal comune, sulla supina obbedienza a comprovati maestri (artigiani) da cui assimilare ogni regola, senza perdersi in tante spiegazioni e in tanti perché.

Forse i tempi sono cambiati perché lo studente si continui a concepire in ogni scuola musicale come un “qualcosa” da riempire, un individuo da formare dal nulla.

Forse si potrebbe uscire dalla presuntuosa concezione musicale che ci vede al centro del pianeta (o Occidente (?)) a teorizzare su dimensioni e categorie umane come il ritmo, la consonanza, a giustificare la nostra musica “seria”, “cólta”, “esatta”.

La storia dell’uomo è caratterizzata da periodici momenti di smarrimento seguiti da un periodico e salutare sguardo al passato, avente come obiettivo l’assunzione di un punto fermo da cui poter ricominciare per seguire uno sviluppo diverso, che potrà portare lontano o ad un nuovo ostacolo.

Stanco di ripetere “definizioni” a cui non credo voglio costruire con gli studenti e con la loro fantasia, con il loro vissuto, interrogando il passato e osservando la natura, guardando anche l’esperienza di altri popoli (sempre appartenenti alla razza umana), l’idea (e non la definizione) del ritmo. E da lì muovere verso una consapevolezza ritmica che li porti in maniera naturale allo strumento o all’impiego della voce. E da lì ancora attuare con la voce, con strumenti musicali o di occasione la ritmica di brani estratti dalla letteratura musicale del passato o del presente che possano formare in modo consapevole una biblioteca ritmica nella loro memoria. Stanco di ascoltare note che assumono un senso se suonate veloci e se tradotte da uno spartito, voglio riscoprire il suono, la sua percezione e la sua archiviazione nella memoria come strumento di comunicazione, voglio che la musica nasca dalla percezione, come era sempre stato, prima di raggiungere in sintesi la sua codificazione, e che questa nasca dall’esperienza dello studente, dalla scoperta e dalla consapevolezza della relazione tra suono e segno.

Bruno Benvenuto è nato a Napoli, dove ha maturato la sua formazione attraverso gli studi umanistici e musicali.

Diplomato in Chitarra Classica e perfezionatosi in Spagna con Josè Tomàs e Josè Luiz Rodrigo, ha contemporaneamente portato a compimento il corso superiore di Canto con Elisabetta Fusco e approfondito gli studi di armonia e contrappunto con il M° Argenzio Jorio.

Dal 1981 ha intrapreso l’attività didattica nei Conservatori di musica in qualità di docente di Teoria, Solfeggio e Dettato Musicale.

E’ vincitore del concorso a cattedra per titoli ed esami per l’insegnamento di Chitarra nei Conservatori di Musica del 18.07.1990.

L’attività didattica è sempre stata affiancata a quella di chitarrista, compositore, arrangiatore.

Il continuo spaziare nei secoli della musica, nei vari generi, stili, tecniche musicali è forse il più importante e caratterizzante elemento della sua personalità musicale.

Tale eclettismo si riversa nei suoi numerosi lavori dedicati alla chitarra, che vanno dalle trascrizioni/elaborazioni delle Sonate di Domenico Scarlatti, di opere di J.S. Bach, di W.A.Mozart ad elaborazioni di T. Monk, D. Ellington, C. Brown, A.C.Jobim, dei Beatles, alla tradizione napoletana, alle composizioni originali che racchiudono tutte le esperienze musicali maturate.

Il suo ingresso nel mondo della didattica musicale è stato caratterizzato da una visione critico-speculativa, volta a superare tutto quanto di dogmatico era presente nei manuali e trattati di teoria.

Convinto che la didattica sia una pratica cangiante nel tempo e che rispetti lo studente in quanto individuo pensante, il suo programma di didatta/ricercatore è in ogni corso improntato ai principi di creatività, di lotta alla definizione in favore dell’idea da plasmare nella propria mente, perché la musica sia tutt’uno con la propria esperienza di vita, unica come il proprio pensiero.

 

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